Da Singapore con furore: la trilogia dei “Crazy Rich Asians” di Kevin Kwan

Sono più di 1300 pagine di divertenti, esagerate e lussuose assurdità.

Crazy Rich Asians, pubblicato nel 2013 e seguito da China Rich Girlfriend (2015) e Rich People Problems (2017), è l’irriverente trilogia satirica di Kevin Kwan dedicata alle più ricche e potenti famiglie di Singapore e dintorni (Hong Kong, Shenzen, Shangai).

cra-aMondadori ha portato la saga anche in Italia: il primo volume, Asiatici ricchi da pazzi (trad. Teresa Albanese) è uscito nel 2016; quest’anno è toccato ad Asiatici ricchi da pazzi – La fidanzata cinese (trad. Vanessa Valentinuzzi), mentre per il terzo volume immagino si debba aspettare il 2018. In ogni caso – almeno basandomi sui magrissimi e pressoché inesistenti risultati sia nelle librerie che nelle biblioteche di Firenze – non sembra che i ricchissimi di Singapore abbiano avuto grande successo qua da noi. Il che è un vero peccato, perché la trilogia di Kwan è l’apoteosi del guilty pleasure, intrattenimento allo stato puro, a metà tra un Gossip Girl sotto steroidi, una soap opera in piena regola e una guida turistica.

cra1Siamo nel 2010. In quel di Singapore si sta preparando il matrimonio del secolo: Colin Khoo, figlio di una delle famiglie più importanti del continente, sta per convolare a nozze con Araminta Lee, modella famosissima e anche lei appartenente a una ricca famiglia. Dall’altra parte del mondo, Nicholas Young e Rachel Chu, due giovani docenti della New York University (rispettivamente di storia ed economia), stanno insieme da quasi due anni e convivono da uno. Nick, che sarà il testimone di Colin alle sue nozze (i due, infatti, sono migliori amici dai tempi dell’infanzia), coglie al volo l’occasione e le propone di intraprendere un lungo viaggio estivo in Cina alla scoperta dei luoghi dove è nato e cresciuto e, perché no, per conoscere la sua famiglia a Singapore. Rachel è titubante, teme che ci sia una proposta di matrimonio nell’aria, ma alla fine accetta. Fin qui tutto normale, se non fosse che: 1) Nick è il rampollo di un’importante famiglia di Singapore, uno dei più ambiti scapoli del jet-set cinese, nonché ricco sfondato; 2) Rachel di tutto questo non sa assolutamente niente. I due piccioncini partono per la loro destinazione e Rachel, senza sapere bene come o perché, si ritrova catapultata tra suite presidenziali, aerei privati, enormi palazzi e residenze d’epoca, boutique d’alta moda e quant’altro.

Ma non è tutto, come nella migliore delle soap opere, la famiglia allargata di Nick, che fa capo alla solenne e influente nonna Su Yi, non approva la scelta del giovane erede Young: Rachel, asiatica-americana nata in Cina e cresciuta da una madre single che si guadagna da vivere facendo l’agente immobiliare, non è all’altezza della situazione; Nick dovrà rispettare i voleri della famiglia e sposare una giovane di una famiglia “bene”, degna di unirsi al loro clan. Nick non ne vuole sentire e mentre l’autore continua a trasportarci tra feste glitterate, principali attrazioni turistiche di Singapore, luculliani banchetti descritti nel più piccolo dettaglio, gli Young si attivano per estromettere Rachel e convincere Nick a “ragionare”.

Non manca proprio niente: i drammatici colpi di scena degni di una qualsiasi fiction d’epoca in cui il rampollo (o la rampolla) di turno si innamorano di non-nobili; le perfide pretendenti alla mano del giovane erede che non si preoccuperanno di tirare fuori le loro armi più diaboliche per spaventare Rachel e costringerla alla ritirata; le grandi macchinazioni e gli scandali che riemergono dal passato per aggiungere un po’ di pepe a una vicenda già abbondantemente saporita.

Ciò che rende interessante tutte queste situazioni sicuramente già viste, sentite e abusate a più riprese, è l’impietosa ironia di Kwan che, cresciuto proprio in quell’ambiente extra-esclusivo, si diverte a farne delle caricature spassosissime, muovendosi perfettamente a suo agio tra miliardari di vecchia data che si preoccupano di risparmiare fino all’ultimo centesimo e nuovi ricchi che spendono e spandono e più si mettono in mostra e meglio è (chiaramente detestati e disprezzati dai primi), con battute memorabili come: «Mangia, ché negli Stati Uniti ci sono bambini che muoiono di fame».

L’autore assicura che nessuna delle stravaganze descritte nella trilogia sono inventate, neanche la chirurgia plastica per i pesci (sì, avete sentito bene, alla modica cifra di qualche decina di migliaia di dollari si può fare il lifting al proprio pesce). Kwan descrive le residenze, gli hotel, gli abiti, i gioielli, le opere d’arte e le delizie dell’interior design con perizia quasi chirurgica, intervenendo spesso anche nelle note a piè di pagina (almeno nell’edizione originale) per fare commenti ironici e irriverenti sui suoi personaggi, per spiegare i termini di vari dialetti cinesi di cui il testo è disseminato (tra cui spiccano alcune delle parolacce più colorite e articolate che abbia mai sentito) o per descrivere nel dettaglio la preparazione di succulenti cibi tipici delle varie tradizioni cui si fa di volta in volta riferimento.

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Nasi goreng, una dei tanti piatti con cui vi dannerete l’anima.

Sfido chiunque a leggere Crazy Rich Asians e a non farsi venire l’acquolina in bocca e invocare tutti i santi perché nel bel mezzo della notte non si può di certo fare una scappata al ristorante cinese più vicino (che comunque non sarà sicuramente all’altezza delle prelibatezze su cui Kwan indugia con sua estrema soddisfazione e mia altrettanto estrema frustrazione).

 

Lo stesso vale per i luoghi e le attrazioni di Singapore (e non solo): la trilogia funziona meglio di una guida turistica e vi assicuro che basta leggere la metà del primo libro per provare l’irrefrenabile bisogno di prendere il primo volo per l’Asia e andare vedere tutto coi propri occhi. Gli eleganti (e costosissimi) edifici Black & White eredità del periodo coloniale, i bellissimi orti botanici, il cimitero monumentale di Bukit Brown, la pittoresca Emerald Hill Road, e ancora il lago dell’Ovest vicino a Huangzou, il paradisiaco arcipelago di Palau o l’imponente tempio di Ranakpur in India (ma l’elenco potrebbe andare avanti per pagine e pagine).

64 National Orchid Garden - Definitely for Orchid Fans @ Singapore Botanic Gardens
L’orto botanico di Singapore.

Aiuta il fatto che Kwan parla per esperienza, sa di cosa sta parlando e lo fa con un affetto che traspare in ogni pagina (insomma, niente a che vedere con le descrizioni raffazzonate su Wikipedia di certi altri romanzi).

 

 

Attorno a Rachel e Nick si muove tutta una costellazione di personaggi, chi più chi meno rilevante: spicca l’astiosa madre di Nick, Eleanor Young, la bella cugina Astrid che non può comparire senza che qualcuno chieda che cosa stia indossando, l’insopportabile cugino Eddie (che in Rich People Problems dà il meglio – cioè il peggio – di sé), la nonna Su Yi, e chi più ne ha e più ne metta. Le parentele sono talmente complicate che ogni libro è preceduto da un dettagliato albero genealogico. La famiglia e, più in generale, le tradizioni tipiche di questa zona dell’Asia giocano un ruolo importantissimo e, in controluce, non mancano neanche cenni a temi più importanti come la parità di genere, la percezione della malattia mentale in quella zona del globo, l’ossessione per la bianchezza della pelle (e il razzismo che ne consegue) o l’occupazione giapponese ai tempi della Seconda guerra mondiale. Ridendo e scherzando, per il lettore meno informato (come me) il libro, pur in tutta la sua frivolezza, è comunque una finestra su una cultura completamente diversa (benché, almeno in questi ambienti, fortemente influenzata dalla colonizzazione britannica, con tanto di abitudini e accenti posh adottati al momento più opportuno).

Kwan mette a nudo i comportamenti e l’ossessione per la posizione e i soldi dei personaggi più materialisti: un qualsiasi incontro prevede un attenta disamina del look dell’interlocutore, un valutazione sommaria dei capi che ha addosso, una breve intervista per capire a quale famiglia appartiene e se è il caso di continuare la conversazione o meno. D’altro canto, trattandosi di romanzi satirici, anche i personaggi che dovrebbero rappresentare la controparte “sana” degli ossessionati del lusso finiscono per essere troppo: troppo buoni, troppi inclini al perdono, troppo umili. (Ed è forse questa l’unica pecca della saga: quando qualcuno si meriterebbe una sana strigliata, raramente la riceve.)

Insomma, nella miglior tradizione soap operistica i colpi di scena abbondano, ma la storia va a finire esattamente come ci immaginiamo, rispettando tutti i luoghi comuni e gli stereotipi del caso. Kwan si diverte con i cliché del genere e imbastisce una storia articolata, agile, divertente, con capitoli brevi e dritti-al-punto che scorrono che è una bellezza mentre il lettore si chiede quale altra diavoleria s’inventeranno questi cinesi ricchi sfondati.

cra-bIn China Rich Girlfriend, l’autore dà fondo a tutte le dinamiche più classiche per ripescare improbabili parentele dal passato di Rachel e ritrasportare l’azione a Shangai, Beijing e dintorni tra fashion blogger, enormi spa allestite in cantina, sale operatorie su jet privati grandi come palazzi, fratelli a sorpresa, star del cinema malamente camuffate sotto nomi fasulli (Pan TingTing è chiaramente la celeberrima Fan BingBing), camei di stilisti e così via.

Rich People Problems conclude la saga con un altro cliché dei ricchissimi, la famigerata suddivisione di una succulenta eredità (un adagio di Malcolm Forbes in apertura alla seconda parte del romanzo dice tutto quello che c’è da sapere: «Ho fatto i miei soldi alla vecchia maniera. Sono stato molto gentile con un ricco parente in punto di morte»).

E non è tutto: Crazy Rich Asians si prepara a sbarcare anche ad Hollywood. La pellicola, prodotta dalla Warner Bros, ha già concluso le riprese e dovrebbe arrivare al cinema l’anno prossimo per la regia di Jon M. Chu. Nel cast: Constance Wu (protagonista della serie comedy Fresh Off The Boat, che vi consiglio) nei panni di Rachel, l’esordiente Henry Golding in quelli di Nick con Michelle Yeoh (La tigre e il dragone, Memorie di un geisha) nel ruolo di sua madre Eleanor; ancora Gemma Chan (Animali fantastici e dove trovarli, Humans) interpreterà Astrid e Harry Shum Jr. (Glee, Shadowhunters) la sua vecchia fiamma Charlie, e ovviamente non può mancare Ken Jeong (Una notte da leoni, Community) nei panni di Bernard Tai, il più assurdo dei personaggi (e quello che mi fa sperare nel sequel che lo vedrebbe protagonista di un arco narrativo semplicemente fuori di testa che prevede un improbabile confusione tra Christian Bale e Kristen Bell da parte dell’assistente di un chirurgo plastico). Potete dare un’occhiata al cast (completo?) su IMDb.

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(Il cast in una foto condivisa da Remy Hii, che sarà Alistair Cheng, su Instagram)

Intanto, se state cercando qualcosa di leggero e divertente da leggere, questo è quello che fa al caso vostro (a patto che abbiate un ristorante cinese vicino casa e qualche migliaio di euro per volare a Singapore ad abbuffarvi).

 

Aggiornamento maggio 2018. Il film tratto dalla trilogia uscirà in Italia il 16 agosto col titolo Crazy & Rich. Qua sotto il trailer italiano:

 

 

Immagini: fashionmagazine.com, nextshark.com, iamamarieclaire.com, ibs.it, taste.com.au, cavinteo.blogspot.com, instagram.com/remyhii.

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