Libri, cinema, tv: il meglio del 2017

Il 2017 è ormai agli sgoccioli ed è quindi arrivato il momento di tirare le somme. Qua di seguito le top 5 dei libri che ho letto e dei film e telefilm che ho guardato quest’anno, senza un ordine preciso e con l’aggiunta di qualche suggerimento extra.

Libri

Uno degli aspetti positivi di questo 2017 è che, dopo la laurea, ho ricominciato a leggere e a leggere tanto e senza i lunghi periodi di magra alternati a momenti di lettura furibonda a cui ero abituata. Per i miei preferiti dell’anno prendo in considerazione non i libri usciti nel 2017, ma i libri che ho letto nel 2017, visto che i suggerimenti e l’ispirazione a leggere questo o quel libro non sono sempre legati alle novità editoriali (anzi).

 

 

2017_nOpen (Einaudi, 2011, trad. Giuliana Lupi) di Andre Agassi: l’autobiografia del tennista Andre Agassi è in circolazione da anni ed è ormai considerata un long-seller. Ammetto che ero molto scettica (perché avrei dovuto leggere l’autobiografia di un tizio che non conosco, per di più famoso per uno sport che non seguo e di cui non so niente?), ma dopo aver ricevuto lo stesso suggerimento da svariate persone mi sono decisa, soprattutto per capire il perché dell’entusiasmo generale. Ne sono uscita con una mezza ossessione e una cotta per Agassi. Il libro (scritto a quattro mani con il giornalista premio Pulitzer J.R. Moehinger, che però non ha voluto essere creditato) è la storia di tanti rapporti difficili: tra padre e figlio, tra il tennista e il tennis, tra André, la fama e l’idea che gli altri hanno di lui, tra le opposte tendenze che in lui convivono e si scontrano. Si sa che le autobiografie non possono mai essere del tutto sincere e non mi soffermo minimamente sul rapporto tra Andre persona e Andre personaggio, perché di fatto non ha importanza. Open è un bel libro con un protagonista straordinario che mi fa morire dalla voglia di leggere (e di vedere in TV e al cinema) le storie di altri personaggi maschili così: sensibili, umani e complicati in modo tutt’altro che stereotipato, fondamentalmente buoni ed emotivi e che non si vergognano di dimostrarlo, pur con tutte le conflittualità del caso. Sono fermamente convinta che sia arrivato il tempo di una ridefinizione del concetto di mascolinità/virilità e Open, a suo modo, è il perfetto esempio di quello che mi auguro di trovare nel campo dell’intrattenimento (e non solo) negli anni a venire.

 

2017_lHunger (HarperCollins, 2017) di Roxane Gay: l’autobiografia “del mio corpo” di Roxane Gay non è uscita in Italia e non so se ci sono programmi in tal senso. Fatto sta che Hunger è uno dei libri più potenti e sinceri che abbia mai letto. Quella di Gay è una lunga confessione, dallo stupro di gruppo subito all’età di tredici anni, all’isolamento, al cibo come rifugio, scudo e protezione dal mondo esterno, alle difficoltà di vivere in un corpo ingombrante in un mondo che gli è ostile. Roxane Gay non è una persona semplice, né accomodante, nasconde una grande fragilità di fondo, ma non le manda a dire e le piace lanciarsi in accesi dibattiti (se la seguite su Twitter sapete di cosa sto parlando), e Hunger la rispecchia in tutte le sue asperità, affrontando temi spinosi senza alibi o attenuanti. Ne ho parlato anche in quest’articolo.

 

2017_qDenti bianchi (Mondadori, 2017, trad. Laura Grimaldi) di Zadie Smith: non è l’unico romanzo di Zadie Smith che ho letto quest’anno, ma è sicuramente il mio preferito. Sullo sfondo di una Londra popolare e multietnica si susseguono le vicende di tre famiglie: Archie, bianco e sposato con Clara, di origini giamaicane; gli Iqbal musulmani e originari del Bangladesh; i Chalfen, ebrei ma atei. Non è solo l’incontro-scontro tra culture diverse, ma anche tra generazioni separate da valori ormai quasi inconciliabili tra loro, i giovani e i vecchi, gli atei e i religiosi, il passato (con tutti i suoi segreti) e il presente (con le sue piccole e grandi ipocrisie). In primo piano il grande tema caro a Smith, l’identità degli immigrati di seconda generazione, distanti tanto dalla patria dei genitori, terra lontana, mitologica e idealizzata, il più delle volte mai visitata, quanto dall’Inghilterra in cui sono nati, in un limbo che li vede respinti dall’una e dall’altra parte, incapaci di provare un reale sentimento d’appartenenza, col conseguente tentativo di compensare alla mancanza in vari modi (una famiglia d’adozione, l’amore e il sesso, il fondamentalismo religioso). È impossibile rendere giustizia al complesso intreccio di identità, eventi e circostanze intessuto da Smith con una buona dose di ironia che conferisce al tutto una straordinaria vitalità e una delicata leggerezza: leggere per credere.

 

2017_pRomanzo rosa (Einaudi, 2012) di Stefania Bertola: ho una passione imbarazzante per i romanzi rosa, soprattutto quelli scritti male, con gli stereotipi peggiori ben evidenza e inesauribili frasi ad effetto. Romanzo rosa di Stefania Bertola si prende bonariamente gioco del genere con uno stratagemma divertente: un corso di scrittura creativa tenuto da una prolifica autrice di romanzi Melody (chiaro riferimento agli Harmony) che con qualche lezione frontale e istruzioni suddivise per argomento rivelerà ai suoi studenti le ferree regole alla base di ogni romanzo rosa (e no, non si può sgarrare) con tutti i luoghi comuni e le assurdità del caso. Si intersecano tre piani narrativi: quello delle piccole vicende interne alla classe, quello delle dispense distribuite dall’insegnante e il tentativo di Melody della protagonista, una vera e propria storia nella storia che verrà corretta e raddrizzata in corso d’opera, con risultati esilaranti. Romanzo rosa è un libro agile, di facile lettura e spassosissimo. Caldamente consigliato.

 

2017_mRagazze elettriche (Nottetempo, 2017, trad. Silvia Bre) di Naomi Alderman: è uno dei romanzi più chiacchierati del 2017, e a ragione. Uscito in lingua originale nel 2016 (col titolo The Power), Ragazze elettriche di Naomi Alderman si ispira a Margaret Atwood per una distopia che vede le donne capovolgere gli equilibri di potere maschio-femmina e sovvertire l’ordine del mondo così come lo conosciamo. Il presupposto di Alderman è che il potere è fine a se stesso e chi lo detiene fa quello che fa per il semplice fatto che può farlo. Al di là del messaggio di superficie (le donne non sono più buone, magnanime o corrette degli uomini), l’intento della scrittrice britannica è quello di mostrare l’assurdità delle gerarchie e delle leggi sociali ormai tanto ingranate da apparirci quasi naturali, obiettivo perseguito grazie al ribaltamento di prospettiva, che proprio per il suo essere inedita mette in evidenza l’assurdità delle regole che ci siamo autoimposti. Negli ultimi mesi, complice il caso Weinstein e tutto ciò che ne è conseguito, il tema della normalizzazione di comportamenti negativi basati sui ruoli di genere è ormai all’ordine del giorno e anche per questo, ma non solo, credo che Ragazze elettriche sia una lettura obbligata di questo 2017.

 

Altri libri:

  • Ci vogliono le palle per essere una donna (Sperling & Kupfer, 2013, trad. Sara Chiappara) di Caitlin Moran;
  • Probabilmente mi sono persa (Ponte33, 2014, trad. Jasmine Nassir) di Sara Salar;
  • Italia in autunno (Pendragon, 2016) di Nicola Barilli;
  • L’evoluzione al femminile (Pendragon, 2017) di Bruna Tadolini.

 

 

Film

Sarà che la stagione dei premi arriva sempre insieme all’inverno e che quindi i film migliori dell’anno sono sempre relegati a dicembre (e in Italia, di conseguenza, direttamente all’anno successivo), ma non mi sembra che quest’anno il cinema abbia brillato particolarmente. O forse sono io che non ne ho guardati abbastanza. In ogni caso, questi sono i miei preferiti del 2017 (tenendo conto del fatto che tanti film di cui si sta discutendo molto sono a tutti gli effetti sotto la giurisdizione del 2018 e che quindi ne parlerò a tempo debito).

 

1Sheet_Master.qxdLa La Land (dir. Damien Chazelle): lo so, lo so, una scelta tutt’altro che originale e un po’ inflazionata, ma tant’è… a distanza di quasi un anno il musical di Damien Chazelle mantiene ai miei occhi tutto il suo fascino. Dalla straordinaria fotografia di Linus Sandgren (e chi se la dimentica la scena di Ryan Gosling sul molo sotto un cielo violetto?), alle musiche di Justin Hurwitz, alla bella performance di Emma Stone (vincitrice dell’Oscar 2017 e degna di nota anche in La battaglia dei sessi, sempre di quest’anno), al tour de force della sequenza finale del film che vi farà a pezzi davanti, dietro, sotto e di lato, sono convinta che La La Land non cadrà nel dimenticatoio e che, chissà, potrebbe addirittura diventare un classico.

 

2017_uMiss Sloane (dir. John Madden): uscito negli USA alla fine del 2016 (con auspici award-eschi per la protagonista Jessica Chastain) e in Italia quest’estate, Miss Sloane non ha ricevuto molto affetto né dalla critica né dal pubblico che l’hanno entrambi accolto piuttosto tiepidamente. Me ne dissocio: Miss Sloane ha una protagonista difficile e sia nello stile che nelle ambientazioni ricorda House of Cards. In questo caso però il piglio privo di scrupoli della protagonista è messo al servizio di una buona causa: passare una legge più restrittiva sulle armi da fuoco (tema spinosissimo e sempre attuale negli Stati Uniti). Nessun trucchetto o asso nella manica è al di sotto di Elizabeth Sloane che si dedica anima e corpo alla causa (apparentemente più per il gusto della sfida che per convincimento politico) mettendo in gioco tutta se stessa fino al colpo di scena finale. Si affaccia forse il cliché della donna “dura” che si ammazza di lavoro e mette da parte i sentimenti, ma trovo sia ingiusto ridurla a questo. E poi, se la ricetta funziona per tanti (troppi) protagonisti maschili che operano nell’area grigia della moralità, perché non dovrebbe funzionare anche per lei? Jessica Chastain è sempre fantastica e il cast di supporto non è da meno.

 

2017_gLa Bella e la Bestia (dir. Bill Condon): decisamente uno dei film più attesi di questo 2017 e che, devo dire, non mi ha delusa. No, il remake live-action del classico Disney del 1991 non era necessario (e quale blockbuster lo è?); no, non è neanche un’idea originale e no, il tema a dirla tutta non mi sconfiffera più di tanto (ragazza impara ad amare oltre la bruttezza esteriore? Next!), ma è impossibile negare il fascino del film di Bill Condon. Di certo aiuta che La Bella e la Bestia attinga a piene mani dal cartone animato Disney: si tratta di un’ovvia operazione nostalgia, così ovvia che alcune scene sono pressoché identiche (e parti della sceneggiatura di Linda Woolverton sono state prese di peso e lanciate nello script del 2017). In ogni caso, non tanto per le canzoni aggiuntive o gli approfondimenti della trama (un tantino fini a se stessi), il film vale la pena soprattutto per l’ottima chimica tra Emma Watson e Dan Stevens, che penso aggiunga un tocco in più alla storia d’amore delle loro controparti animate, per Luke Evans che sembra essere nato per essere Gaston, ma anche per la Bestia che credevo sarebbe stato il tasto dolente dell’intera produzione (le prime foto non gli rendevano minimamente giustizia), ma che alla fine dei conti potrebbe essere stato il personaggio che ho preferito. Va da sé che il mio entusiasmo si limita alla versione in lingua originale: il doppiaggio italiano è all’altezza, ma la nuova traduzione delle canzoni è atroce, nonché del tutto inspiegabile (se il labiale non coincide comunque, teniamo la traduzione con cui siamo cresciuti, no?) e mi fermo qui perché potrei andare avanti per ore in stile vecchietto-che-critica-i-lavori-stradali.

 

2017_fWonder Woman (dir. Patty Jenkins): anche del film di Patty Jenkins ho già parlato a suo tempo nella mia recensione. Wonder Woman non è un film perfetto, ma rimane comunque uno degli highlights di questo 2017. Nell’eterna e fastidiosissima contesa tra DC e Marvel (e, secondariamente, Fox) per la corona dei migliori cinecomic su piazza, almeno sotto un aspetto la DC è riuscita a spuntarla: dopo aver atteso (fin troppo) a lungo il primo film dedicato a una supereroina, ecco che arriva Wonder Woman interpretata dalla brava e bella attrice israeliana Gal Gadot. Non solo è un film valido (pur con tutti i suoi difetti) ma è anche il miglior film DC dai tempi della trilogia di Christopher Nolan (e vista l’aria che tira in casa DC, non è cosa da poco), per di più diretto da una donna. La prospettiva femminile dietro la cinepresa si vede e si sente (e basta guardare Justice League e il modo in cui Diana è inquadrata per accorgersi della differenza) e, in generale, chi aveva paura che il film sarebbe stato scadente, scoraggiando così qualsiasi altra trasposizione cinematografica supereroistica al femminile (perché è ovvio che giochiamo con due pesi e due misure), è stato rassicurato dall’incredibile successo di pubblico e critica riscosso da Wonder Woman. Il sequel, a quanto pare ambientato durante la Guerra Fredda, è previsto per il 2019. Speriamo solo che Patty Jenkins ci conceda il bis e che si tenga a debita distanza dallo stile comecazzcapita dell’universo cinematografico DC.

 

2017_hThe Big Sick (dir. Michael Showalter): quella delle commedie romantiche è ormai landa triste e desolata, quindi qualsiasi film che riesca a spazzare via i cliché e le trame trite e ritrite è più che benvenuto. The Big Sick riesce nell’intento e lo fa anche in modo sorprendente: sì perché il film è basato sulla vera storia d’amore dell’attore protagonista, il comico Kumail Nanjiani, e della moglie Emily V. Gordon che hanno scritto la sceneggiatura a quattro mani. L’ispirazione tratta dalla vita reale spiega la peculiarità della trama che, diciamocelo, non grida proprio al tripudio romantico: due persone si incontrano, si innamorano, si lasciano, poi una delle due finisce in ospedale con una misteriosa infezione correndo il rischio di non farcela. Questa particolarità è sicuramente uno dei punti di forza del film, insieme alle ottime performance del cast di supporto (soprattutto quella di Holly Hunter nei panni della madre di Emily) e all’incursione nella vita della famiglia pakistana di Kumail, con tutte le differenze culturali del caso (e, sinceramente, quand’è stata l’ultima volta che avete visto un attore pakistano protagonista di una commedia romantica?). Il film non è perfetto e avrebbe necessitato di qualche taglio qua e là, ma nonostante la lunghezza (poco più di due ore) scorre senza intoppi e non annoia.

 

 

Altri film:

  • La battaglia dei sessi (dir. Jonathan Dayton e Valerie Faris);
  • Get Out (dir. Jordan Peele);
  • Guardiani della Galassia Vol. 2 (dir. James Gunn);
  • Moonlight (dir. Barry Jenkins);
  • Il diritto di contare (dir. Theodore Melfi).

 

 

Telefilm

Credo sia ormai evidente un po’ a tutti che la TV è avanti anni luce rispetto al cinema e questo 2017 non ha fatto altro che rafforzare questa mia convinzione. Produzioni di altissima qualità che non sono il prequel, il sequel, il reboot o lo spin-off di qualcos’altro, cast d’eccezione sempre più assortiti e inclusivi, e tante, tante storie di donne raccontate con straordinaria sensibilità. Sceglierne solo cinque è stato praticamente impossibile, ma questi sono i miei preferiti del 2017:

 

 

2017_aBroad City: giunto ormai alla sua quarta stagione (dieci episodi di venti minuti ciascuno), il telefilm creato da Ilana Glazer e Abbi Jacobson segue le vicende e quotidiane disavventure di due ragazze venti-qualcosa-enni che vivono a New York tra alti e, soprattutto, tanti bassi. Il cuore di Broad City è sicuramente l’amicizia tra Abbi e Ilana sullo sfondo di una Grande Mela inedita, più realistica e meno patinata di quella che siamo abituati a vedere in altri film e telefilm. E poi ci sono i temi affrontati da posizioni di larghissime vedute (apertura mentale livello 110%), con stereotipi che stanno a zero, cliché inceneriti sul posto e, in generale, una prospettiva nuova, fresca, più egualitaria e moderna. L’ho detto spesso quest’anno, ma se dovessi decidere di essere un telefilm, sceglierei di essere Braad City. Purtroppo non è arrivato in Italia, ma se riuscite a recuperarlo vi farete un grosso favore.

 

 

2017_cBig Little Lies: ho già parlato sia del libro di Lianne Moriarty che della miniserie HBO in uno dei primi post del blog. Da allora il telefilm ha riscosso enorme successo facendo man bassa agli Emmy (ben 8 statuette su 16 nomination) e aggiudicandosi 6 riconoscimenti in altrettante categorie dei Golden Globes 2018. Non solo: è stata anche annunciata ufficialmente la seconda stagione. Non sono del tutto sicura che continuare la storia sia una buona idea, ma è innegabile che Big Little Lies sia una delle chicche del 2017, affrontando il tema delle apparenze, dell’infedeltà, dell’amicizia tra donne e soprattutto della violenza domestica come pochi altri film e telefilm sono riusciti a fare fino a ora. Il tutto con performance di altissimo livello tra cui spicca la sempiterna Nicole Kidman.

 

2017_bThe Handmaid’s Tale: la trasposizione televisiva dell’acclamato romanzo di Margaret Atwood è stato l’altro grande vincitore agli Emmy di quest’anno con 12 nomination e 8 vittorie, tra cui il premio di Miglior Attrice in una serie drammatica per Elisabeth Moss (e non mancano neanche 3 nomination ai Golden Globes 2018). Anche di questo ho già parlato brevemente nel mio post sui telefilm dedicati all’amicizia tra donne, ma vale la pena ripeterlo: la produzione Hulu è uno di quei casi più unici che rari in cui la trasposizione televisiva (o cinematografica) aggiunge qualcosa alla fonte, rendendola più ricca e accattivante. Laddove il romanzo di Atwood glissava nell’incertezza e nel non-detto, la serie TV imbastisce una trama più avvincente e complessa, con personaggi più tridimensionali (perché svincolati dal narratore in prima persona del romanzo), che promette una qualche soddisfazione conclusiva (o almeno si spera). Certo aiuta l’attuale clima sociale-politico che ha contribuito a dare una potente cassa di risonanza alla distopia di Gilead. Come nel caso di Big Little Lies, anche qui si farà una seconda stagione che per forza di cose dovrà distaccarsi dalla fonte e camminare sulle proprie gambe, ma sempre sotto la supervisione di Atwood. Non vedo l’ora.

 

2017_eCrazy Ex-Girlfriend: eh sì, anche in questo caso mi ripeto. Sono arrivata tardi alla festa di Crazy Ex-Girlfriend, ma quanto sono contenta di averlo fatto! Una storia interessante, il bistrattato tema della malattia mentale affrontato in modo empatico e originale, il femminismo, personaggi che sanno farsi ben volere con una facilità disarmante, una protagonista a tutto tondo e canzoni divertenti che vi entreranno in testa prima che possiate rendervene conto… ci sono tante, tante cose da apprezzare nel telefilm creato da Rachel Bloom e Aline Brosh McKenna ed è un vero peccato che non abbia un pubblico più ampio. Le prime due stagioni sono disponibili su Netflix, che cosa state aspettando?

 

2017_dBrooklyn Nine-Nine: non ve ne ho mai parlato, ma Brooklyn Nine-Nine è uno dei miei telefilm preferiti in assoluto. Attualmente alla sua quinta stagione (le prime quattro disponibili su Netflix), la commedia ambientata in uno dei tanti distretti di polizia di New York è uno degli show più genuinamente positivi in circolazione. Di episodio in episodio (di venti minuti circa ciascuno), Brooklyn Nine-Nine dimostra che non c’è bisogno del fattore shock o di temi cruenti e pesanti per mandare avanti uno show di successo; che il classico stratagemma del mettere in crisi amicizie/storie d’amore/rapporti lavorativi per allungare la trama non è necessario e, soprattutto, che non è necessario essere offensivi per far divertire (pensate anche a Parks and Recreation). È un telefilm moderno, che prende i cliché e li nega e sovverte, il tutto con una sensibilità a tratti sorprendente per una commedia (si veda il coming out di uno dei personaggi principali negli ultimi due episodi della quinta stagione) e che, soprattutto, vi farà ridere. È impossibile scegliere un preferito nel cast: li amerete tutti, dal primo all’ultimo.

 

Altri telefilm (o anche ‘grazie Netflix’):

  • Alias Grace (Netflix);
  • Dear White People (Netflix);
  • Grace and Frankie (Netflix);
  • American Gods (Amazon);
  • GLOW (Netflix);
  • The Crown (Netflix).

 

E voi? Quali sono stati i film, telefilm e libri che avete preferito nel corso di questo 2017? Nel frattempo ringrazio chi mi legge, chi ha seguito la pagina, chi mette ‘mi piace’ e chi commenta: sinceramente non credevo che sarei riuscita a mantenere il blog così a lungo e a non perdere interesse strada facendo. Tra i propositi del 2018 c’è quello di continuare. Quindi grazie, buon Natale, buone feste e al prossimo anno!

2 pensieri riguardo “Libri, cinema, tv: il meglio del 2017

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