Perché rileggere Harry Potter a 30 anni

Tra quarantena e distanziamento sociale, c’è un modo migliore per passare il tempo di tornare a fare una capatina a Hogwarts? Dopo gli anni di fuoco della saga originale di Harry Potter (prima che l’universo si espandesse in maniera a mio parere piuttosto opinabile), ammetto che la mia passione si era molto raffreddata. Non ho mai messo in dubbio la straordinarietà della storia, ma tra rivelazioni a cose fatte, megasiti, polemiche tutti i gusti + 1, il prequel-spinoff cinematografico di una mediocrità e commercialità imbarazzanti, rinnovate polemiche teatrali e via dicendo… ammetto che la sensazione che avevo era di un qual certo rigetto.

Eppure, tornare alle origini e lasciarsi riassorbire dalla magia di quelli che sono stati gli esordi è stato facile, ma che dico, facilissimo. E dopo aver completato la maratona letteraria di tutti e sette i libri ed essere (di nuovo) nella fase del lutto post-finale, mi sento di condividere alcune conclusioni – tutt’altro che originali e a scopo puramenteterapeutico – sul perché rileggere Harry Potter alla veneranda età di trent’anni (per chi di solito, come me, è allergico alle riletture).

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1. Perché con un minimo di prospettiva inizi ad apprezzare personaggi che magari non ti interessavano o che addirittura ti infastidivano. Questo mi è successo in primis con Ginny. L’idea che fosse arrivata a “spezzare l’equilibrio” del trio mi infastidiva moltissimo all’epoca, mentre adesso vedo benissimo che Ginny è una molto tosta che sa il fatto suo (e non lo dico solo per paura delle sue fatture Orcovolanti).

2. Perché tutti i cazziatoni che gli adulti fanno a Harry mi irritavano a morte, ma adesso capita spessissimo che stia dalla loro parte (dalla parte di Phineas Nigellus, credo che la me adolescente mi avrebbe disconosciuta a vita). Piton avrà anche passato sette anni della sua vita a bullizzare dei ragazzini, ma su una certa saccenza di Harry non aveva mica torto.

3. Perché dopo essere uscito dal pantano delle fanfiction e ripensando a quell’epoca con una vaghissima vena di sussiego, ti ritrovi addosso la spasmodica curiosità di riempire i vuoti della storia, concentrarsi su altri personaggi, uscire dal punto di vista di Harry per spaziare altrove. Per non parlare del brusco finale pre-19 anni dopo che ti lascia a bocca asciutta senza neanche una decina di pagine che ti aiutino a decomprimere gli eventi. Pantano, forse, ma come si fa a star senza?

4. Perché se hai letto l’ultimo libro una volta sola e in quindici ore filate di pseudo-trance (per di più di notte), è fisiologico che ti sia sfuggito qualcosa. E con “qualcosa” intendo che certe parti dei Doni della Morte le ho rilette come fosse stata la prima volta (e chi ha bisogno di essere Obliviato!).

5. Perché impari delle lezioni di vita. Tipo quando ti indigni per il costo del settimo romanzo in italiano e giuri di comprarlo quando costerà meno (ovviamente avendolo già letto in inglese, altrimenti sarei stata capace di abbandonare mia sorella al monte dei pegni) e dodici anni più tardi ti rendi conto che quell’edizione non esiste praticamente più e ti ri-riprometti che lo comprerai a qualsiasi prezzo, persino maggiorato e anche di seconda mano, e  che probabilmente spenderai più di quanto avresti speso dodici anni prima.

6. Perché si possono rileggere nelle nuove traduzioni riviste e riflettere un attimo su quelle “originali”. È uno degli aspetti che più mi ha affascinato rileggendo la saga. Dagli undicenni che si esprimono chiedendosi se il professor Raptor “terrà loro bordone”, alla professoressa Vector che cambia sesso a ogni romanzo, a certe “traduzioni” onomastiche di dubbia utilità (il centauro Ronan che diventa Conan è probabilmente in cima alla lista di queste scelte al limite dell’inspiegabile), a scelte tanto felici da essere praticamente insradicabili benché magari non totalmente calzanti e ad aggiunte che invece aggiungono profondità al tutto (Sanguemarcio per Mudblood, invece del Mezzosangue che traduceva sia Mudblood che Half-Blood mi sembra il cambiamento più felice di tutti).

7. Perché capisci che tredici o trent’anni, non cambia davvero nulla di essenziale, solo che se prima aspiravi ad essere come uno dei protagonisti giovani, ora ti sembra che la vera regina da eleggere a modello indiscusso sia Minerva McGonagall. Più Trasfigurazione, tartan, occhiate caustiche e zenzerotti per tutti!

8. Perché con una mente un po’ più critica si riescono a vedere le cose che magari non ci piacciono granché, al di là dei singoli eventi di trama. A questo giro mi è decisamente saltato all’occhio il fatto che l’unico happy ending possibile prevede matrimonio e figli per tutti. Chi non si sposa e figlia muore, mentre l’unica alternativa non fatale sembra sia diventare professore di Erbologia.

9. Perché è sconcertante rendersi conto di quanto la saga sia legata all’adolescenza di chi, come me, l’ha letto in quella fase cruciale della propria vita. Ho una spropositata quantità di ricordi legata a Harry Potter, di una vividezza tale che rileggere di Harry, Ron e Hermione riporta a galla fatti della vita reale (pardon, dovrei dire “vita Babbana”). Che poi è quello che fanno tutti i libri che, per un motivo o per un altro, ci restano nel cuore. Eppure, trattandosi di una saga così protratta nel tempo, per tanti lettori Harry Potter finisce davvero per coincidere con l’adolescenza, rendendo la corrispondenza molto più forte. Lo so che sono considerazioni trite e ritrite già fatte e ripetute all’epoca, ma è davvero incredibile ripensare alla concatenazione di fattori che hanno reso la saga più della somma di tutte le sue parti.

10. Perché finita tutta la saga finisci a rilamentarti delle stesse identiche cose per cui ti sei lamentato dieci anni prima e l’effetto dopotutto-ho-ancora-20-anni è assicurato.

11. Perché – e questa è una motivazione cruciale – ho finalmente capito tutte le battute sul vedere Urano.

12. Perché un pizzico di magia serve sempre, forse più a trent’anni che a tredici.

Immagino ci risentiremo tra vent’anni con “Perché rileggere Harry Potter a 50 anni suonati”, restate sintonizzati!

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